lunedì 14 maggio 2012

Scarpe e società

Che dite se per oggi vi racconto la storia delle mie scarpe da running? Lo so, lo so... state pensando "Ma come ti viene in mente di raccontarci delle tue stupide scarpe? Cosa vuoi che ci interessi?!!". 
Beh... vi assicuro che vi stupirò!
Dovete sapere che qualche settimana fa sono finita a fare shopping insieme al marito e stranamente questa volta è stato lui a trascinarmi in questo posto. Aveva un bisogno impellente di avere delle scarpe da running nuove per sfogare l'iperattivismo connaturato, che ormai stava prendendo completamente il controllo su corpo e mente da almeno una settimana. Per carità, meglio che abbia le scarpe! - ho pensato subito e così ho cercato su Google quali negozi vendevano scarpe da corsa qui a San Francisco. La cosa si fa interessante sin dal principio, perchè dovete proprio sapere che qui negli States esistono dei negozi super-specializzati che vendono anche un'unica tipologia di oggetto. Ad esempio, nel quartiere di Noe Valley nella 24th Street, c'è un negozio che vende abbigliamento sportivo per sole donne! Ma questo è solo uno dei tanti esempi sinora scoperti... 
In città esistono comunque vari negozi che vendono esclusivamente scarpe da corsa e ognuno mi sembra sappia vendersi al meglio con siti all'avanguardia e una buona propaganda di quelli che sono i princìpi fondanti che hanno determinato l'apertura e il successo del negozio. Noi abbiamo optato per Feet Fleet in Chestnut Street; se avete voglia di dare un'occhiata al loro sito, ecco qui il link: http://www.fleetfeetsanfrancisco.com/
Perchè abbiamo scelto proprio questo negozio? Forse per la pagina dedicata alla loro Fitlosophy  che faceva presupporre che le particolari competenze del personale del negozio fossero messe al servizio del cliente in modo del tutto personalizzato. In questa pagina del sito suggerivano infatti di andare al negozio con almeno 20-30 minuti a disposizione, che sarebbero serviti a trovare un paio di scarpe adatte al singolo, secondo la tipologia del piede e quindi  tenendo conto del tipo di attività da fare (http://www.fleetfeetsanfrancisco.com/fitlosophy/running-shoes). Non so dire se abbiamo scelto loro perchè si raccomandavano anche di portarsi dietro i plantari - lasciando quindi intendere una certa esperienza in materia - oppure perchè ci hanno attirato, tra le altre cose per le numerose attività organizzate settimanalmente  e sempre relative alla corsa, fatto sta che siamo finiti lì.  Sicuramente ci è piaciuta l'idea che ci stessero chiedendo del tempo per fare al meglio il loro lavoro e per darci un paio di scarpe da corsa più adatte alle nostre necessità. 
Una volta arrivati nel negozio, non tanto grande a dire la verità, ci hanno fatti sedere e per prima cosa ci hanno misurato il piede con una specie di staffa metallica allungabile che misurava sia la lunghezza sia la larghezza della pianta. Poi ci hanno fatto alzare in piedi, uno alla volta naturalmente, e hanno ripreso le misure. E poi ci hanno fatto camminare scalzi fino alla vetrina del negozio. Mentre camminavo, il commesso si concentrava sui miei piedi e studiava l'appoggio e la postura. Una volta riseduta, ecco il commento: "Sì, allora guarda... tu appoggi molto da questa parte, quindi serve una scarpa che ti dia rinforzo da questo lato". Poi il commesso è tornato con 3 scatole di scarpe tutte per me! 
Una volta indossato il primo paio, mi sento dire: "Ok, adesso provale un po'". Faccio il classico giretto sul tappetino a fianco a lui. Ma lui mi ripete "Sì, ok, provale pure... Vai a farti un giro dell'isolato". Io lo guardo allibita. "Come il giro dell'isolato?".  Credo di avere capito male. "Sì, sono scarpe da corsa no? Fatti una corsetta attorno all'isolato e torna quando vuoi". Eh???? Devo averlo guardato impressionata. Ma lui era serio, anzi serissimo.  Per cui ho capito che stava dicendo sul serio. Quindi ho lasciato lì la giacca e la borsa e sono partita in spedizione, pronta a provare  le scarpe. Deve essere divertente piazzarsi davanti a quel negozio e vedere uscire i clienti corridori dalla porta di scatto o trotterellando per mettere alla prova la stabilità dei propri piedi. Forse se non avessi saputo nulla di questo particolare sistema di prova, avrei pensato che stessero tutti scappando con le scarpe addosso! Sono proprio italiana...
Una volta scelta la scarpa che calzava meglio, ci siamo avvicinati alla cassa e le sorprese non erano finite. Il commesso ci dice "Ok, se non vanno bene, avete un mese di tempo per cambiarle. Io vi consiglio di provarle, di andarci a correre almeno un paio di volte e  di valutare sul da farsi...  in ogni caso potete riportarcele in ogni momento se sentite che non vanno bene!". Io lo guardo stranita. Penso di aver capito male ancora una volta. Allora chiedo  conferma al marito "Scusa ma gliele riportiamo usate?". Evidentemente era un problema solo per me...
Fatto sta che così ho fatto. Le ho provate un paio di volte in passeggiata e purtroppo mi stavano un po' larghe così stamattina sono andata a cambiarle. Non avevo nemmeno lo scontrino quindi ero pronta a sentirmi dire "No, guarda, mi dispiace ma non te le cambiamo". E invece volete sapere com'è andata? Ho detto che le avevo provate, ma mi erano un po' grandi, così mi hanno ripreso la misura del piede e mi hanno suggerito un'altra tipologia scarpa, più stretta sulla punta. L'ho provata e andava decisamente meglio. Ho aggiunto che non avevo lo scontrino "Nessun problema". "Ma come?" - penso io. In Italia devi giurare e spergiurare per fare un cambio e solitamente non ti credono mai e se non hai quel piccolo pezzo di carta che si perde a 30 secondi netti dall'acquisto i commessi risultano assolutamente irremovibili. E qui? Qui è tutto un altro discorso.  E vi dico anche questa: il secondo paio di scarpe costava 32$ di meno. Ho pensato che mi dessero un buono per tornare nel negozio e stavo già pensando a quante paia di calzini potevamo prendere, quando invece il commesso mi ha stupito ancora. "Ok, ti ho rimesso i 32$ nella carta di credito". Ehhhhh??? 
Ma dove sono finita??? 
Allora sapete cos'ho pensato? Quasi quasi le uso per un mesetto e se il colore mi stanca, tra qualche settimana torno a cambiarle.  Sono proprio italiana, eh?!
Alla prossima,
Sabina     

7 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. quello precedente è di Paolo che non ha ben capito come entrare!
    Per fortuna che i pensieri non si leggono.........c'è del buono in California!
    Anche i negozio dove abbiamo iscritto Leo per la Maratona di Treviso, a Padova, davanti a Porta S: Croce era esclusivamente per running: 20 mq. di negozio, ma non ho visto gente uscire di corsa con le scarpe.
    Lo scontrino li trovi tutti tranne quello della cosa che devi cambiare o aggiustare!
    Una volta avevo scritto: se i miei sandali potessero parlare, continuando con le varie passeggiate che avevano fatto!

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  3. certo che vorrei vedere da noi in quanto tempo si vuoterebbe un negozio che manda i clienti a provare le scarpe! Un mese, due settimane? devo dire che mi piace che ci sia invece questa possibilità di credere che si può fare anche così

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  4. il customer service americano fa paura... una delle cose a cui sara' difficile eventualmente rinunciare :-)

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    1. Effettivamente ci siamo resi conto che da questo punto di vista sono molto più avanti di noi italiani!

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  5. Quando provi il customer service in the USA o UK, poi, il ritorno alla nostra triste realtà è invariabilmente traumatico. Anche per i più affezionati alla nostra Italia, questo downgrade del servizio risulta davvero difficile da digerire.
    Alberto

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