giovedì 26 aprile 2012

E fu così che mi lasciai conquistare dalla Salsa

Ebbene sì: mai seguito un corso di danza per adulti in Italia, ed eccomi qui al campus della Stanford University pronta ad affrontare le mie prime due ore di salsa con un maestro russo! Fantastico! 
Fortunatamente per voi - e forse sfortunatamente per me - esiste una documentazione filmata che attesta la mia reale presenza al corso de Los Salseros de Stanford ieri sera. Eccovi qui il video: divertitevi! Posso dire solo una cosa a mia discolpa: "Era la mia prima lezione, abbiate pazienza!".  
  

Comunque devo dire che una volta vinto l'imbarazzo iniziale grazie alla mia fedele compagna di avventura Maddalena, mi sono lanciata in questa folle danza che implica una notevole coordinazione di braccia, gambe e bacino, e una certa prestanza fisica che io attualmente non ho, visto che già dopo qualche minuto di movimento ho iniziato a sudare di brutto... 
Fatto sta che è stato davvero divertentissimo! 
Innanzitutto va detto che le lezioni si svolgono in un caffè situato nel campus universitario che si configura come una vera e propria città nella quale convivono, accanto alle strutture universitarie, delle aziende private, il tutto con piccoli e grandi parchi attorno, bar, mense e negozi legati comunque all'università che, va forse detto, è privata e dista una cinquantina di chilometri da San Francisco. Noi al momento ci troviamo qui nei dintorni, più precisamente nella casa di Maddalena e Marco a Palo Alto, in attesa della nuova casa che ci ospiterà in città per il prossimo mese a partire da domani. 
La lezione era completamente gratuita e constava di una prima parte dedicata ai principianti e di una seconda di livello più avanzato. Il maestro? Un ragazzo russo, classicamente alto, biondo, con gli occhi azzurri e la carnagione chiara, che evidentemente deve avere un cuore caliente e un corpo snodabile alla Celentano viste le performances di ieri (è il ragazzo con la maglia rossa che vedete nel video!). 
Sinceramente ignoravo che la salsa fosse un ballo di coppia, ma devo dire che questo non ha rappresentato un problema insormontabile visto che alla lezione hanno preso parte circa una ventina di persone e il rapporto uomo-donna era abbastanza equilibrato. Nei momenti in cui scarseggiavano gli uomini, il maestro prendeva in mano la situazione e ti faceva ballare con lui al centro della sala. E purtroppo... questo è successo anche a meeeee!!! 
Fatto sta che con lui, persino un'imbranata come me è riuscita a ballare; come per magia, è bastato lasciarsi condurre... e via spediti a ritmo di salsa! Ad un certo punto il maestro deve essersi accorto che facevo una certa fatica a raggiungere la sua spalla destra con il mio braccio sinistro e che per me volgere lo sguardo verso di lui significava - oltre che perdere completamente il controllo sui miei piedi - anche spezzarmi il collo per guardare verso l'alto. Quindi mi ha detto "You know, I'm Russian, and I'm tall" (pover'uomo... si stava pure giustificando!). Ma io prontissima ho replicato "Don't worry, my husband is 2 meters tall!"... e fu così che conquistai anche il freddo cuore del russo! 
Ciò che mi ha colpito di questa lezione - più che il disastro che ho combinato coi piedi che se ne andavano dove volevano - è che in quella sala non solo era rappresentato il mondo con le sue diverse culture e le diverse razze, ma anche erano rappresentati  i vari campi di ricerca universitaria. Studiosi di biologia, farmacia, astrofisica, storia dell'arte: tutti pronti a chiudere i libri per imparare la salsa. That's amazing
Il fatto di dover danzare a coppie e la scelta del maestro di far cambiare il compagno circa ogni cinque minuti, faceva sì che le persone di volta in volta si presentassero e scambiassero qualche parola tra un passo e l'altro per rompere il ghiaccio. E fu così che la storica dell'arte italiana si ritrovò a ballare niente meno che con un astrofisico dalle lontane origini orientali! 
Credo sia una grande cosa avere a disposizione questo genere di occasioni di incontro, meno formali, meno imbalsamate di quelle che abbiamo noi in Italia dove l'unico momento in cui un giovane ricercatore ha la possibilità di incontrare e conoscere personalmente altri studiosi come lui, giovani o meno giovani, si ha solitamente in seguito all'organizzazione di un convegno, che costituisce comunque un momento piuttosto ufficiale nel quale non si ha di certo modo di discutere di scienza con un sottofondo musicale! Non voglio dire che tutti gli incontri andrebbero fatti a suon di musica, ma credo che un'atmosfera più leggera e rilassata potrebbe favorire la comunicazione e forse condividere anche dei momenti di spasso come questo potrebbe facilitare lo scambio di idee, non credete anche voi?

5 commenti:

  1. ti perdono, solo perché sei tu.

    con atteggiamento - lo ammetto - da vero e odioso radicalchic, non ho mai sopportato tutto ciò che naviga dei dintorni dei balli sudamericani. cos'avranno da essere allegri loro e cosa avremo da essere allegri noi? i corsi nostrani di salsa e merengue sono uno dei punti più bassi della civiltà occidentale, nessun dubbio.

    battute a parte, è bellissimo vedere questo cosmopolitismo carico di energia stipato dentro una stanza. è in città come queste (penso anche a londra e new york) che si capisce l'assurdità del concetto di diverso.

    buona permanenza.

    e attendiamo con ansia le prossime puntate.

    andrea

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  2. Sì, beh... diciamo che qui interrogarsi sul concetto di "diverso" o di "normale" significa andare in crisi mistica perchè davvero ti accorgi che non esiste diversità così come non esiste normalità!!

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  3. ... e cosa ne dici dei corsi di teatro di quel grand'uomo di Nando bubaccia!?!?

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  4. Altrettanto stimolanti, altrettanto divertenti! Minore la presenza di astrofisici!

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  5. Avrei prorio voluto vederti ciao un bacione

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